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Composizione Consiglio:
Presidente:
Gianni Sartori
Segretario: Anna Ceresa
Tesoriere: Gabriele Tomborlani
Regista: Gianni Sartori
Presentazione:
Il Gruppo nasce
nel 1973 in quel di Podenzano dove, sino ad allora, per
una decina di anni aveva operato una compagnia “ I
NUOVI”, che proponeva con bravura e passione il Teatro
comico dialettale, senza però riuscire a calcare
le scene con continuità, poiché l’omogeneità
del gruppo veniva minata da motivi di studio, di lavoro
o altro(e anche di cuore: c’era chi si fidanzava e
sposava, e allora addio palcoscenico). Fatto sta che c’era
un continuo movimento, un ricambio periodico, un andare
e venire.
Si metteva in scena una
commedia all’anno, dopo di che la compagnia si scioglieva
e buonanotte suonatori. Non era propriamente quella che
si dice una Filodrammatica “stabile”. Di stabile,
semmai, c’era una base di cinque o sei elementi che
assicuravano continuità di vita al gruppo. Intorno
a questi punti fissi ruotavano come satelliti gli altri
che si rinnovavano e si davano il cambio.
Finito il lavoro, c’era
aria di smobilitazione. Ognuno andava per la sua strada,
e per un anno non si parlava più né di copioni
né di spettacoli. Quasi la compagnia si scioglieva
per formarsi però di lì a poco sulle esigenza
della nuova commedia. L’autunno dopo infatti, il regista
si metteva in moto per radunare sul palcoscenico, per l’annuale
appuntamento, i reduci e i veterani della passata compagnia.
Così il gruppo si
ricostituiva con gli stessi nomi, o con altre facce. Una
specie di “Araba Fenicie” che scompariva e risorgeva
tra le quinte.
Inverno 1972: tira aria di crisi. I tradizionalisti si accontentano
del piccolo cabotaggio, altri premono per la ricerca di
nuovi orizzonti, per cimentarsi cioè con platee più
vaste, fuori Podenzano, dove i copioni, ormai visti e rivisti,
denunciano stanchezza. D’altra parte la compagnia
non riceve scritture da altre località.
Le idee si scontrano, vengono discusse viste e riviste e
alla fine una parte del gruppo originale decide di tentare
un’attività più diversificata.
Si comincia col cambiare
etichetta e nasce il “GRUPPO FILODRAMMATICO I SOLITI”
(del perché del nome diremo più avanti). Sono
tredici (oggi, tra attori, personale di scena e collaboratori
sono in una ventina). Allora, tutti tra i 20 e i 27 anni,
oggi alcuni sono attorno ai venti, altri (appunto alcuni
di quei famosi tredici…) sui …anta.
Ci si impegna in una paziente
ricerca per proporre al pubblico nuovi autori , nostrani
o di altre provincie, ed ecco che testi nati per il vernacolo
modenese, bolognese, parmigiano e veneto vengono ripresi,
tradotti, e adattati al dialetto piacentino. Ci si rende
conto che uno stesso testo non può essere riproposto
a breve in una stessa località e quindi ci si organizza
in modo da montare due differenti commedie l’anno.
Anima della nuova compagnia
è GIANNI SARTORI, regista, primo attore e, il che
non guasta, impresario.
Si comincia con piccole
tournèe provinciali a piccolo raggio, ma l’occhio
guarda lontano e, giacchè isolati non si riesce a
fare molto, ecco un accordo di larga collaborazione con
il Circolo Carlo Erba, la nota associazione ricreativa e
culturale di Grazzano Visconti, tramite il quale nasce l’idea
di riaprire il Teatro del Castello di Grazzano, la cui esistenza
era quasi dimenticata, risalendo l’ultima rappresentazione
ad almeno venticinque anni prima. Per un quarto di secolo
la sala era rimasta col sipario calato aperta solo a sporadiche
serate danzanti.
Con il benevolo aiuto e
cortese consenso dei “padroni di casa”, i Visconti
di Modrone, la sala viene ripulita dalle ragnatele che si
allargavano sulle grossi travi del soffitto e vengono liberati
i muri da i grossi rami d’edera. La sala ritorna alle
luci della ribalta e agli applausi del pubblico. Da allora
(è il 1975) la vetrina grazzanese ha portato fortuna
al gruppo di Podenzano.
L’idea di presentare
copioni inediti o quantomeno assenti dalle scene da lungo
tempo, piace. Ogni testo ha felicissimo battesimo al Teatro
di Grazzano, dopo il quale avvengono numerose repliche in
numerose e svariate località.
Con l’accorta gestione
di Gianni Sartori le rappresentazioni, le trasferte, le
sortite fuori paese aumentano. La compagnia diventa il “clou”
nei manifesti e negli annunci delle estati culturali, festeggiamenti
patronali, rassegne teatrali. Ecco che anche il sacro tempio
del teatro dialettale piacentino – il Teatro dei Filodrammatici
di Piacenza – apre le porte ai nostri. E’ la
consacrazione del successo! Da allora il Gruppo ha più
volte fatto il giro dei paesi del piacentino, dai più
piccoli ai più popolosi, spingendosi anche al di
là dal Po, in territorio milanese. Le rassegne patrocinate
dagli Assessori alla Cultura di diversi comuni, tra cui
S.Giorgio, Carpaneto, Vigolzone, Rottofreno, Castel San
Giovanni e Piacenza, non sono che tappe.
Il Gruppo non conosce pause
neanche durante l’estate . Il repertorio viene proposto
sui palchi allestiti nelle piazze, nei campi sportivi, nei
cortili ( una volta perfino in un cantiere edile! ).
Ma il successo è
appena cominciato. Siamo ormai ai primi anni Ottanta e la
compagnia viene invitata a bordo della motonave “Kazakhstan”
per la prima “Crociera dell’arte”, a cui
ne seguirà una seconda, una terza… e una sesta.
Una di queste trasferte viene coronata dalle congratulazioni
e dall’invito a Malta da parte del Primo Ministro
dell’isola mediterranea. Ciò dimostra che,
se presentato con professionalità e passione, il
dialetto piacentino non è poi così ostico.
Ed infine, l’ingresso
nel non plus ultra dei teatri piacentini, il Teatro Municipale.
Qui, “i Soliti” hanno presentato tutti o quasi
i loro migliori copioni , riscuotendo applausi e conferme
della loro bravura, anche in un ambiente così selettivo
e piuttosto chiuso a tutte quelle che erano e sono le novità
e le innovazioni a quelle strutture consolidate sulle quali
certe altre compagnie e la critica specializzata in generale
si arroccano testardamente nonché ingenuamente, non
rendendosi conto della loro inadeguatezza, dovuta al passare
del tempo.
Siamo alla fine degli anni
Ottanta, anni “ruggenti” per il Gruppo. L’aver
ormai raggiunto tutto ciò che si poteva sperare e
i numerosi impegni lavorativi e matrimoniali portano i componenti
a una progressiva riduzione degli impegni: le rappresentazioni
si riducono, nessun nuovo copione viene portato sul palcoscenico.
Quando poi la prim’attrice è costretta a salire
sul palco incinta di 7 mesi, vuol dire davvero che è
arrivato il momento di chiudere la saracinesca. E’
il 1990.
Ma l’attività,
dietro la saracinesca, non viene dismessa. Un paio di commedie
all’anno garantiscono la sopravvivenza ad un simbolo
che sarebbe un peccato far morire. Intanto, I cosiddetti
“Solitini”, figli e nipoti dei primi componenti,
trasportati fin da bambini sui “set” della provincia,
sono cresciuti; e allora quale miglior occasione della riapertura
del Teatro “Don Bosco” di Podenzano, per far
risorgere la compagnia integrata da questi e altri giovani?
E’ l’Ottobre
del 1998: si ricomincia! I nuovi stimoli e l’entusiasmo
dei giovani vengono affiancati dall’esperienza dei
veterani nella riscoperta del repertorio del Gruppo. La
fama di cui “I Soliti” godono nell’ambiente
del teatro in vernacolo è tale che subito arrivano
le richieste e le scritture da vari teatri provinciali,
garantendo una rapida partenza al rinnovato sodalizio.
Alle porte del nuovo millennio,
“I Soliti” si presentano come una delle migliori
compagnie dialettali della provincia piacentina, con all’attivo
più di 500 commedie e programmi futuri sempre più
ambiziosi.
Rimane la curiosità
per il nome. E’ presto detto: siccome chi lavora e
tira la carretta , gira e rigira, son sempre i soliti, e
siccome non è facile trovare nuovi elementi disposti
a sacrificare sere su sere per amore del teatro, si è
pensato bene di chiamarsi “I SOLITI”. I soliti,
dunque, ma molto validi!
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